di Alessia Mosca.
Al di là di tutte le riserve etiche sul decreto legge emanato dal Governo, un dato che mi ha sorpreso sulla vicenda delle liste elettorali è l'assoluta confusione che domina nella Pdl. Il partito del fare che, alla prova dei fatti, si dimostra capace di fare solo pasticci. Era la prima volta che la formazione politica nata dal predellino aveva l'occasione di mostrarsi come un partito e, miseramente, ha dato prova di tutta la sua fragilità. Un'aggregazione che in passato ha saputo conquistare tanti consensi, ma che oggi mostra tutti i limiti derivanti dal suo spirito monarchico e dalle divisioni interne. Sono convinta che, in una fase di emergenza democratica come quella che stiamo vivendo, l'errore più grande sarebbe quello di delegittimare le istituzioni, già strattonate da destra. continua...
«La scelta di riformare il mercato del lavoro a colpi di mano e con l'ideologia dimostra il vero volto del governo, che pure nelle scorse settimane aveva più volte rassicurato sulla volontà di trovare soluzioni condivise per tutelare i diritti dei lavoratori. Aggirando l'articolo 18, l'esecutivo ha voluto esasperare gli animi e provocare un clima di contrapposizione che non fa bene ne' ai lavoratori, né alle stesse imprese. Di fronte a una crisi che non ha precedenti nel dopoguerra, il mondo del lavoro e dell'impresa chiedono regole certe nella flessibilità e un sistema normativo affidabile e non soggetto a continui cambiamenti».
Articolo di Alessia Mosca, pubblicato su
Intervista rilasciata da Enrico Letta a Umberto Rosso, pubblicata su «La Repubblica» di martedì 2 marzo.
«Ancora una volta emerge che le intercettazioni sono un prezioso strumento di indagine: il Pdl fermi la sua campagna contro uno dei mezzi più sicuri, veloci ed efficaci per fare le indagini e rinunci a portare in aula dopo le elezioni il ddl che vuole vanificarle». Lo afferma Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia, che aggiunge: «Dall'inchiesta in corso della Procura di Roma, nella quale è coinvolto anche il senatore Di Girolamo, che avrebbe prima mentito sulla sua residenza per farsi eleggere all'estero e poi chiesto aiuto alla 'ndrangheta per raccogliere voti, emerge ancora una volta un'incredibile capacità della 'ndrangheta di gestire attività criminali a livelli molto alti, oltre che d'imbastire rapporti con la politica e con l'economia. 













