28/01/2010
Il governo arriva nel sud che ha dimenticato
Articolo di Umberto Ranieri, pubblicato su «L'Unità» di giovedì 28 gennaio.
Oggi il governo si riunisce a Reggio Calabria, in una regione aggredita da una criminalità che con la violenza aperta punta a ricattare le istituzioni e nel cuore di un Sud investito più di qualunque altra area del paese dalle conseguenze della crisi. I dati sul calo della occupazione nel secondo semestre del2009 sono eloquenti: il 4,7% in meno al Sud rispetto allo 0,6% in meno al Nord. Il 45% di chi ha perso lavoro nell'ultimo anno al Sud, ha meno di 34 anni! Il sistema di ammortizzatori sociali non tutela circa il 50% della forza lavoro del Mezzogiorno.
Un Sud in cui si manifesta un ulteriore incremento della tendenza ad emigrare al Nord dei giovani laureati. Un apparato produttivo debole e un sistema sociale bloccato condannano il Mezzogiorno a fornitore di risorse umane qualificate al resto del Paese. Negli ultimi tempi è accaduto qualcosa di paradossale.
Dal maggio 2008, il governo ha finanziato parte dei propri interventi con tagli alla spesa per investimenti nel Sud fino alla stratosferica cifra di 25 miliardi di euro; che la ricostruzione dell'Abruzzo, come scrive Gianfranco Viesti, sia quasi totalmente finanziata da fondi destinati alle regioni in ritardo di sviluppo, non suscita alcuno scrupolo morale al Nord!
La verità è che I'unico tema su cui insiste il centro destra, (insieme ad un vago e generico progetto di banca per il sud) è il federalismo fiscale anche se, allo stato attuale, manca una base informativa aggiornata di dati in grado di quantificare gli effetti del federalismo in termini di redistribuzione territoriale delle risorse. La verità è che sarebbe necessaria una svolta nella politica del governo verso il Mezzogiorno. E' improbabile tuttavia che un governo influenzato da un movimento come la Lega possa farlo. Il partito di Bossi punta ad alimentare I'idea che lo sviluppo del Nord potrebbe dispiegarsi pienamente se solo si liberasse dal peso frenante del Mezzogiorno.
Le cose stanno diversamente: se I'Italia stenta a tenere il passo (non eccezionale del resto) dei paesi dell'Unione Europea la responsabilità non va imputata al Sud ma alle conseguenze delle riforme mancate in cui si dibatte il sistema Italia nel suo complesso. Attenzione quindi al riemergere della vecchia idea che basti far ripartire la locomotiva del nord per rimettere in moto il paese. Se si resta prigionieri di questa illusione non si va lontano. La svolta per il Sud deve partire dal riconoscimento che il recupero allo sviluppo delle regioni meridionali è la condizione di un avanzamento economico e civile dell'intero Paese. Ecco perché occorre riaffermare I'esigenza di una politica industriale basata su incentivi automatici finalizzata a produzioni strategiche; una incisiva politica di riforme nel campo della pubblica amministrazione, del sistema giudiziario, della istruzione; misure fiscali per favorire il rientro al Sud di giovani che hanno avviato attività produttive e professionali
all'estero o al Nord. È essenziale inoltre che il governo reintegri le risorse sottratte al Mezzogiorno del Fondo aree sottoutilizzate per destinarle ad un programma mirato al sostegno del tessuto produttivo meridionale ripristinando un meccanismo quale il credito di imposta per nuovi investimenti nel Sud. Così come è indispensabile che il governo predisponga misure che consentano la copertura, tramite ammortizzatori sociali, di categorie di lavoratori esclusi dal ciclo produttivo indipendentemente dal settore, dalle dimensioni e dalla tipologia delle imprese.
Va valutata infine la fattibilità di un progetto avanzato dalla Svimez per I'introduzione di una forma di sussidio universale al reddito delle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà assoluta. Un intervento non incompatibile con gli equilibri di finanza pubblica e che renderebbe il nostro sistema di protezione sociale più omogeneo al modello prevalente negli altri paesi europei. Intervengano infine severamente gli organi dello Stato per sradicare il fenomeno del caporalato e lo sfruttamento selvaggio di immigrati nei lavori agricoli e nell'edilizia; negozi, il governo italiano, con i paesi della riva sud del Mediterraneo, l'arrivo, per i lavori stagionali in agricoltura, di flussi migratori regolari.
Quello che vorremmo in sostanza è che il governo la smetta con gli annunci e adotti decisioni concrete e efficaci per un Mezzogiorno in gravi difficoltà.














